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Eclampsia puerperale

Autore: Francesca Calamusa, Medico Veterinario in Roma

Chiamata anche “tetania puerperale”, “ipocalcemia” o “febbre lattea”, l’eclampsia puerperale è una patologia acuta, anche grave, che interessa cane e gatto, dovuta a una condizione di ipocalcemia che può insorgere sia prima ma, più frequentemente, dopo il parto a causa di una diminuzione del calcio ematico per la produzione di latte. Può interessare cagne di qualsiasi taglia, anche se i soggetti di piccola taglia e con cucciolate numerose, così come le primipare, sembrano più predisposti. Per quanto osservata anche prima del parto, l’eclampsia si manifesta più spesso dopo il parto, principalmente nelle prime 2-4 settimane, in concomitanza con la massima richiesta di latte per l’alimentazione dei cuccioli.
Nella gatta è stata segnalata in femmine di età compresa tra 14 mesi e 5 anni e con maggior frequenza nelle pluripare con figliate di numerosità superiore a 5-7 gattini. L’ipocalcemia insorge per la contemporanea aumentata richiesta e la ridotta disponibilità di calcio a seguito della ridotta assunzione o del ridotto assorbimento. I sintomi iniziali includono:

  • irrequietezza,
  • disinteresse per i cuccioli,
  • rigidità e prurito facciale
  • tremori muscolari,
  • andatura incerta e disorientata,
  • incoordinazione,
  • pupille dilatate,
  • mucose asciutte o scialorrea,
  • vomito,
  • aumentata diuresi e interesse all’acqua,
  • spasmi,
  • difficoltà respiratoria,
  • convulsioni e febbre,
  • collasso e possibile morte.

La diagnosi si fonda sull’esame clinico, suffragato dalla valutazione della calcemia. Il trattamento dell’ipocalcemia acuta prevede l’immediata infusione endovenosa lenta di calcio alla comparsa dei sintomi, che in genere comporta il rapido miglioramento della sintomatologia in 15 minuti circa. Successivamente si prosegue la terapia mediante somministrazione orale di calcio per circa un mese per prevenire le recidive; contemporaneamente si deve provvedere all’allontanamento dei cuccioli almeno per le prime 24-48 ore al fine di ridurre le perdite di calcio con l’allattamento. La prognosi può essere fatale se trascurata, è invece favorevole quando la condizione è riconosciuta e trattata precocemente. Importante è quindi la prevenzione, fornendo un’alimentazione bilanciata in gravidanza e in allattamento, con adeguato rapporto calcio/fosforo.

Caratteristiche
  • Patologie
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